Andrea Molesini

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Omeros

Adelphi 2003, pp. 581, EURO 35,00
Edizione riveduta e aggiornata: Adelphi 2008, pp.584

OmerosOmeros racconta la storia di due pescatori, Ettore e Achille, innamorati della stessa donna, Elena, sensuale cameriera di un hotel di Saint Lucia, la
piccola isola contrassegnata da due coni vulcanici, al centro del Mar dei Caraibi. Anche i personaggi di contorno ­ Filottete, Sette Mari, Mamma Kilmann, il Maggiore in pensione Plunkett e la moglie Maud sono incastonati in una luce sacra proveniente, oltre che dalla felice irruenza del magma metaforico di Walcott, dal carisma dei nomi propri, dei gesti, dei pensieri, che riecheggiano, non senza venature ironiche, quelli dei corrispettivi eroi omerici.
“Ho cantato il quieto Achille, figlio di Afolabe, / che non è mai salito in un ascensore, / che non aveva passaporto, perché l’orizzonte non lo richiede, // che mai mendicò né prese in prestito, e non fu cameriere di nessuno, […] Ho cantato la sola strage / che gli portò gioia, figlia della necessità: quella / della pesca, ho cantato i solchi della sua schiena al sole. // Ho cantato la nostra vasta nazione, il Mar dei Caraibi.” Così Walcott, chiudendo il poema, saluta i protagonisti: il mare e il pescatore.
Ma il libro racconta anche, con i suoi ottomila esametri che guizzano sul ciglio della prosa, la storia di un tradimento: l’isola, dopo essere stata a lungo contesa dagli imperi rivali di Francia e Gran Bretagna, è stata infine consegnata ai turisti; Ettore, pescatore capace di fabbricare la propria canoa, si tramuta in un taxista, e i destini di uomini sapienti vengono sviliti dalla volgarità dei tempi. Su tutto, però, veglia la pietas della Poesia, che stende uno sguardo appassionato sugli indiani rinchiusi nelle riserve, sui negri tradotti in schiavitù, sui coloni britannici prigionieri del loro esilio dorato e dell’indolenza della vecchiaia.
Una poesia che è anche un romanzo: una laude virile del mare, che “non ha mai variato il metro per adeguarsi / al gusto del tempo”.

Andrea Molesini

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