Andrea Molesini

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Ezra Pound, La muraglia infinita

Edizioni Amadeus 1989, pp. 153, EURO 9,50

 

La muraglia infinitaE’ così, senza avvedersene, che il poema, nella sua furia e con la sua Técne, tocca la Bellezza. Per avere la Bellezza Michelangelo corteggiò l’anatomia, Paolo Uccello la prospettiva, Bach l’algebrico rigore della fuga; Pound, dal canto suo, corteggia il « ritmo assoluto », e sulle tracce di Ulisse, con la tradizione poetica di tre continenti sulle spalle, scende agli inferi per recuperare la « ghianda di luce » che brillò in Omero, nella Commedìa dantesca, nelle parole di Kung, e sbatterla in gola all’Usura, per erigere una muraglia a difesa della città della luce.
E la luce zenitale che recupera è fatta dai silenzi che luccicano in tutto il poema. Non la musica, il silenzio! il silenzio è la lingua di Dio, e la luce è il bruciante desiderio della mente di comprendere quella lingua che al di là delle frasi, delle parole, al di là di tutto, è il desiderio di vivere in semplicità, con naturalezza, nel candore della sapienza.
I Cantos sono la muraglia infinita che recinge questo eterno desiderio dell’uomo probo. Non bastano ad arginare la creativa avidità della fiera, ma restano un monumento, inimitabile come la collera di un dio, a un tentativo: nel secolo Ventesimo qualcuno- come l’imperatore Shi-Huang Ti che edificò la Muraglia, come Boezio- si è opposto ai predoni.

Dal Saggio introduttivo di Andrea Molesini

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