Andrea Molesini

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Presagio

Sellerio, 2014, pp.168, €12

Presagio

Siamo alla fine di luglio, nel 1914, a Venezia. Il 28 giugno a Sarajevo è stato assassinato l’arciduca Francesco Ferdinando e l’Austria ha consegnato il suo ultimatum alla Serbia. Il commendatore Niccolò Spada vigila sui suoi ospiti all’Excelsior: il presagio di sventura che aleggia sull’Europa soffia anche sul Lido. In quegli ultimi giorni della Belle Époque il Grand Hotel è affollato: l’aristocrazia europea lì si è data appuntamento. Fra loro c’è anche la marchesa Margarete von Hayek, «bella come sa essere solo una donna dal piglio pari alla grazia», che nasconde un segreto terribile, inconfessabile, e che brindando alla fine del mondo chiede a Spada una lettera di credito molto particolare. Ma il commendatore è disorientato, tormentato da un sogno, sempre lo stesso: un cacciatore ossessionato da una belva che si aggira per la foresta, non l’ha mai incontrata, forse è un leone perché ne ha sentito il ruggito. Ogni notte quel verso animalesco si ripropone, ma forse è solo un lungo rantolo. Molesini mescola sapientemente avvenimenti storici – i giorni cruciali che precedettero lo scoppio della Prima guerra mondiale – e personaggi realmente esistiti con figure di invenzione. Tutt’intorno la laguna non perde la sua magia neanche sotto l’incombere della tragedia, i battellieri, l’isola dei matti, su tutto grava la sensazione che se il mondo dovesse esplodere non sarà solo Venezia e la sua bellezza a tremare. Questa aria di temporale imminente, quel rumore di tuono o di cannoni, presagio della fine di un’epoca, è resa in una lingua bellissima, con un orecchio poetico che si impasta con l’orrore della tempesta che sta per arrivare.

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